Lessico di salute mentale

A cura di: Giuseppe Cardamone e Nadia Magnani
Hanno collaborato: Francesco Bardicchia, Edvige Facchi, Marco Lussetti, Stefano Milano, Maria Pezzullo.

Il presente contributo vuole essere una provvisoria bussola di orientamento nel campo della salute mentale. Più in particolare si tratta di un vocabolario in via di costruzione, che tenta di descrivere le pratiche e i modi della cura che il nostro stile di lavoro oggi ci consegna. L’auspicio è che questo sia solo l’inizio di un percorso al quale altri – cittadini, famiglie, operatori- parteciperanno, fornendo ognuno per la sua parte, il proprio contributo.

Approccio Ecologico Sociale è un approccio teorico-pratico, che concepisce l’essere umano ed il suo gruppo sociale di appartenenza come il risultato di un equilibrio dinamico, un sistema aperto in cui la dimensione culturale e sociale sono preminenti.

Designa quelle pratiche associative e non specialistiche basate sulla sodalità tra persone con una problematica specifica (persone con problemi di salute mentale, alcolisti, ammalati di neoplasie, ecc. ecc.).

Insieme di valori, norme sociali, azioni e attività disponibili per i cittadini.

Come definito dall’OMS, il benessere esprime “lo stato emotivo, mentale, fisico, sociale e spirituale che consente alle persone di raggiungere e mantenere il loro potenziale personale nella società”. Si qualifica nelle dimensioni soggettiva e oggettiva e comprende norme e valori. Il benessere e la salute sono concetti interattivi con alcuni determinanti comuni, quali i sistemi sanitari e sociali. Lo stato di salute influenza il benessere, ma il benessere a sua volta influenza lo stato futuro di salute. Tra i determinanti del benessere vi sono inoltre la percezione soggettiva di benessere, il funzionamento psicologico, gli stati affettivi, l’educazione, il lavoro, il contesto abitativo, le relazioni e il sostegno sociale, l’ambiente naturale ed i cambiamenti ambientali effettuati dall’uomo, la sicurezza, i servizi e le politiche sociali.

La borsa lavoro è uno strumento formativo che permette un’esperienza di inserimento in un contesto lavorativo a persone che si trovano in situazione di svantaggio nell’accesso al mondo del lavoro (ad es. soggetti con problemi di salute mentale).
Non costituisce rapporto di lavoro ma prevede l’erogazione di somme a titolo di incentivazione o di rimborso spese. E’ prevista inoltre una copertura di tipo assicurativo.
L’attivazione della borsa lavoro prevede un bilancio delle competenze della persona e l’incrocio con l’offerta disponibile di formazione e tirocinio nei contesti lavorativi. Prevede una fase iniziale di presentazione – accompagnamento e un percorso di monitoraggio finalizzato a promuovere il mantenimento della borsa lavoro (rilevando e risolvendo difficoltà che possono presentarsi durante il percorso).

I Centri per l’Impiego della Provincia costituiscono punto di incontro per lavoratori ed aziende per prevenire/contrastare la disoccupazione e rispondere alla necessità di reperimento del personale da parte delle imprese. Si centrano sulla “persona” ed attuano una modalità di “ricerca attiva”. Nella logica dei Centri per l’Impiego, il disoccupato è “una persona senza lavoro che si dichiara immediatamente disponibile ad una occupazione”. Quando la persona si rivolge al Centro per l’impiego, centrale è la fase di accoglienza, dove vengono raccolte le prime informazioni ed i bisogni espressi e dove vengono date informazioni sui servizi offerti dal Centro per l’impiego (tra cui attività informative e orientative, bilancio di competenze, proposte di esperienze formative, tirocini, informazioni sulle offerte di lavoro).

Riguarda le caratteristiche della salute di tutte le persone, non solo quelle con disabilità, in relazione al contesto delle specifiche condizioni di vita individuali e alla loro interazione con i “fattori ambientali”. In questo senso, si tratta della più compiuta classificazione centrata sul soggetto come “essere sociale”, in quanto sposta i termini della questione dalla menomazione alla vita dell’individuo misurata in rapporto al contesto specifico che può rappresentare un fattore di miglioramento o di ostacolo.

Il Club Alcologico Territoriale è un’ associazione privata. Sono membri del Club le famiglie al cui interno vi sono problemi alcolcorrelati e complessi. Sono anche membri del Club il servitore-insegnante e “nuove famiglie” o famiglie solidali che partecipano con persone con problemi alcol correlati sole. Il Club è una comunità multifamiliare. Vuol dire che più famiglie si ritrovano condividendo un cammino in un clima che è comunitario, nel senso di mettere in comunione le proprie storie, le proprie difficoltà, i propri progetti, le proprie speranze, i propri successi. Le gioie e i dolori della vita quotidiana. Le famiglie fanno parte della comunità in cui il Club si trova; il Club è espressione di quella comunità, ne fa parte. Per questo motivo è bene che il Club faccia riferimento ad un territorio delimitato e che sia frequentato da famiglie che vivono in quel territorio. Tutte le volte che le cose vanno diversamente, cioè Club in territori troppo estesi o famiglie che non frequentano il Club del proprio paese o del proprio quartiere, la natura del Club perde il suo significato fondamentale e i risultati lasciano a desiderare, anche per l’inevitabile difficoltà per i suoi membri di frequentarsi e di prestarsi “soccorso” in caso di difficoltà. Il Club non è una Associazione chiusa, non è un’isola, non è una setta più o meno segreta. Il Club è una porta aperta per le famiglie in difficoltà. I suoi membri non vanno in giro a fare reclame, ma non nascondono la loro appartenenza al Club.

Approvato dall’Assemblea generale dell’ONU il 13/12/2006, costituisce un vincolante strumento di indirizzo delle politiche nazionali. Si compone di 50 articoli: i primi 30 sono incentrati sui diritti fondamentali, quelli successivi sono orientati verso alcune strategie operative. Il 3/3/2009 il Parlamento italiano ha ratificato la convenzione che è diventata legge dello Stato.

Le cooperative sociali hanno lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale. Mentre le cooperative sociali di tipo A svolgono esclusivamente servizi socio-sanitari ed educativi, le cooperative sociali di tipo B possono svolgere attività diverse (agricole, industriali, commerciali, di servizi) allo scopo di inserire nel contesto lavorativo, persone svantaggiate, tra le quali persone con problemi di salute mentale.

Le abilità di coping sono le capacità di un individuo di adattarsi sistematicamente e di fronteggiare specifiche richieste esterne (dell’ambiente ) o interne (della persona), che possono costituire fonte di stress. La abilità di coping sono correlate alle caratteristiche dell’individuo ed influenzate dalla sua storia personale, dalle sue esperienze di vita e dal contesto. Un potenziamento delle abilità di coping permette di gestire le esperienze di vita con modalità più adattive e costruttive.

Nella prospettiva teorica e operativa dell’ICF – Classificazione internazionale del Funzionamento (OMS 2002) promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è conseguente all’interazione negativa tra individuo (con una condizione di salute) e fattori contestuali dell’individuo (fattori personali e ambientali), che produce restrizioni delle attività e della partecipazione. Pertanto, in un’ottica bio-psico-sociale non è una caratteristica del singolo individuo con menomazioni durature o riduzione delle attività, bensì riguarda l’intera comunità cui appartiene l’individuo.

Le emozioni sono stati affettivi intensi, immediati e di breve durata, che coinvolgono un livello fisiologico, espressivo, comportamentale e cognitivo-esperienziale. Alcune emozioni quali felicità, tristezza, paura, rabbia, sorpresa e disgusto, risultano universali nella loro espressione e percezione e sono definite emozioni di base.
La capacità operare scelte efficaci, pianificare, ed orientare correttamente il comportamento in un contesto sociale è strettamente correlata ad una appropriata regolazione delle emozioni. Inoltre l’adeguatezza e l’efficacia delle nostre interazioni sociali è legata alla capacità di esprimere le proprie emozioni e decodificare le emozioni altrui, intesa come capacità di esprimere, individuare, riconoscere e giudicare il valore affettivo di stimoli verbali e non verbali.

Empatia è la capacità di comprendere per immedesimazione, i processi psichici (pensieri, stati d’animo, sentimenti, emozioni) dell’altro. Esprime pertanto una modalità profonda e partecipata di comprensione e di relazione, attraverso la quale possono essere agiti fattori terapeutici e di cambiamento. Numerosi studi psicologici e neurobiologici hanno esplorato la dimensione dell’empatia in quanto risposta dell’organismo allo stato emotivo percepito, osservato o immaginato di un altro individuo. Negli ultimi anni è stato evidenziato in particolare come, attraverso il coinvolgimento dei neuroni specchio, il cervello riconosca e condivida gli stati emotivi dell’altro, attivando le stesse aree cerebrali, sia quando osserva una specifica emozione dell’interlocutore, sia quando sperimenta direttamente su di sé la stessa emozione.

Con questo termine si intende un processo di crescita sia individuale che
collettivo basato sull’incremento della stima di sè e dell’autodeterminazione per far emergere risorse latenti e portare le persone ad essere più consapevoli del proprio potenziale e a sviluppare risorse.E’ un concetto che viene utilizzato in diversi campi e contesti fra cui nei setting di promozione alla salute. Per quanto riguarda l’E. in psichiatria qs fa riferimento a gruppi che attraverso i loro interventi comunitari vogliono acquisire un maggior controllo e incidere in modo più marcato su salute psichica e qualità di vita.

Disciplina medica e statistica che studia la dimensione quantitativa, le caratteristiche qualitative e i modi di diffusione delle malattie cercando di individuare a scopo preventivo, terapeutico e riabilitativo i fattori che ne favoriscono o contrastano lo sviluppo.

Traduce il Dasein del filosofo tedesco Martin Heidegger. Sottolinea come l’individuo sia sempre all’interno di un mondo fisico e culturale. L’esserci-nel-mondo è il modo in cui l’individuo organizza in modo attivo e relazionale la sua presenza nel mondo e la sua esperienza vissuta di esso.

Nella prospettiva dell’ICF – Classificazione internazionale del Funzionamento (OMS 2002), il funzionamento è un termine ombrello relativo a funzioni e strutture corporee, attività e partecipazione. Indica gli aspetti positivi dell’interazione tra un individuo (con una condizione di salute) e i fattori contestuali di quell’individuo (fattori personali e ambientali), e quindi di fatto l’interazione positiva tra persona e contesto sociale. Il funzionamento lavorativo è correlato all’interazione positiva tra individuo e contesto lavorativo, implica abilità e competenze ma anche condivisione di regole, assunzione di responsabilità, partecipazione e iniziativa.

Segue i principi dell’approccio biopsicosociale per la cura dei disturbi mentali gravi. È un intervento di sostegno psicologico ad orientamento cognitivo-comportamentale che ha come obiettivi : il miglioramento delle abilità individuali e familiari di affrontare situazioni problematiche, il riequilibrio degli aspetti biologici associati ai disturbi mentali, il potenziamento dei punti di forza familiari e sociali su cui un individuo vulnerabile può contare e la riduzione delle tensioni nell’ambiente di vita. Si configura come un modello di intervento il cui obiettivo consiste nel migliorare le capacità dei componenti della famiglia di comunicare costruttivamente e di risolvere insieme i problemi, raggiungendo sia obiettivi familiari che personali di ciascun membro. A tal proposito c’è da specificare che per famiglia si intendono persone unite non solo da un vincolo di parentela, ma anche individui che vivono insieme e che siano disposti a considerarsi un gruppo solidale.

I disturbi mentali sono fra le principali cause di invalidità e l’inclusione lavorativa delle persone con problemi di salute mentale costituisce, nelle politiche europee, un obiettivo centrale al fine di sostenere i meccanismi di welfare sociale.
La salute mentale, nella prospettiva teorica e operativa della Classificazione internazionale del Funzionamento (OMS 2002) promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, si declina nell’interazione individuo-ambiente e quindi nella possibilità di promuovere attività e partecipazione. In questa prospettiva acquisisce un ruolo attivo di promozione della salute mentale e prevenzione della disabilità, favorire il mantenimento del ruolo lavorativo ove presente, o altrimenti promuovere percorsi di inclusione lavorativa, agendo sull’interazione sistemica individuo (persona) – ambiente (contesto di riferimento) e sulle “capabilities” (attraverso interventi di capacitazione), intese come opportunità sostanziali di essere o di fare.
L’ inserimento lavorativo è un progetto riabilitativo attraverso il quale la persona con disabilità (ad es. con problemi di salute mentale) viene inserita in un contesto lavorativo. Tale percorso prevede una fase di progettazione (dove si attua una valutazione delle competenze e delle motivazioni della persona e si definisce il contesto dell’inserimento), una fase iniziale di presentazione e accompagnamento (dove la persona viene supportata nell’approccio iniziale al contesto lavorativo) e un percorso sistematico di monitoraggio finalizzato a rilevare e risolvere eventuali difficoltà ed a favorire il mantenimento del percorso di inserimento al lavoro.
Gli attori coinvolti sono l’utente ed i familiari, gli operatori dei servizi che hanno in carico la persona, le realtà lavorative pubbliche o private o di cooperazione sociale. Possono essere coinvolte altre agenzie del settore pubblico (es. Centro per l’Impiego della Provincia).

Tutto ciò che in termini concreti precede, accompagna e segue il lavoro degli operatori e dei gruppi territoriali in un contesto culturalmente determinato.

È una legge che propone una nuova concezione non più fondata su un modello impositivo, ma su un “modello consensuale” che tenga conto della sinergia tra specifiche attitudini e competenze del lavoratore con disabilità, da una parte, e dall’altra, dell’esigenza delle aziende pubbliche e private di un inserimento proficuo nella propria organizzazione produttiva, anche attraverso incentivi per le assunzioni. L’obiettivo di inserire in ambito lavorativo persone nella posizione più adatta attraverso strumenti tecnici e di supporto (collocamento mirato) che permettano un’adeguata e preventiva valutazione delle loro capacità lavorative, compatibilmente alle proprie condizioni di disabilità.

E’ una legge che riorganizza complessivamente la questione della disabilità. Nel ribadire le modalità di accertamento della disabilità e le necessità di rimuovere le cause invalidanti, la legge intende puntare sulla “promozione dell’autonomia e la realizzazione dell’integrazione sociale” ponendosi precisi obiettivi.
Pone la persona nella sua centralità considerandola nel suo sviluppo unitario dalla nascita alla presenza in famiglia, nella scuola, nel lavoro e nel tempo libero indipendentemente dallo stato e dal tipo di disabilità.

Le life skills sono abilità fisiche, cognitive, emotive e relazionali che permettono alla persona di gestire la propria vita, esprimendo competenza sia sul piano individuale che su quello sociale e modificando positivamente il proprio ambiente. Sono essenziali per un comportamento adattativo e positivo, utile per affrontare efficacemente le necessità e le difficoltà quotidiane.
Alcune life skills sono le capacità di risolvere i problemi e prendere decisioni, la capacità di sviluppare relazioni e comunicazione efficace, la creatività, l’empatia, il senso critico, la consapevolezza di sé, la gestione dello stress.

I principi del trattamento cognitivo comportamentale sono illustrati in manuali scritti per chi soffre del disturbo. In genere i manuali sono specifici per problema (ad esempio depressione). Il linguaggio usato è semplice e ricco di esempi clinici. Ogni sezione del manuale è in genere corredata da esercizi che aiutano il soggetto a sperimentare e mettere in pratica quanto appreso. I manuali sono usati solo dalla persona (auto aiuto), o è previsto l’aiuto di un operatore appositamente formato che aiuta la persona ad usare il metodo (auto aiuto guidato).
Il manuale è usato anche nel trattamento psicoterapeutico individuale o di gruppo per promuovere un ruolo attivo della persona. La diffusione del computer ha permesso, negli ultimi decenni, la diffusione di programmi computerizzati che guidano il soggetto nel trattamento del singolo disturbo, in maniera analoga alle guide stampate, ma con il vantaggio di una più ampia possibilità di personalizzazione e con l’ausilio di linguaggi non solo scritti (ad esempio video che spiegano le tecniche di rilassamento). Anche in questo caso i programmi computerizzati possono essere usati dal solo soggetto (auto aiuto), o prevedere l’intervento sporadico di un operatore (auto aiuto guidato).

Il microcredito è stato inizialmente inteso come uno strumento di sviluppo economico a sostegno dell’economia locale dei Paesi in via di sviluppo, che si realizza attraverso la concessione di piccoli prestiti a persone in condizioni di povertà ed emarginazione, stimolando l’attività produttiva e la dignità delle persone. Si traduce in erogazione di piccoli prestiti per lo sviluppo di attività economiche a microimprenditori che avrebbero altrimenti difficile accesso a servizi finanziari formali, e si associa spesso anche a servizi di supporto alla microimpresa. Parallelamente si sono sviluppate esperienze di diffusione di microcredito e finanza etica anche nelle economie più avanzate, ad esempio per gli artigiani e la piccola impresa, per il sostegno e/o l’avvio di attività economiche in alternativa ai tradizionali canali finanziari.

La motivazione è ciò che induce un individuo a compiere una determinata azione, esprimendo quindi le cause e le finalità di un comportamento. Il comportamento è orientato alla soddisfazione di diversi bisogni a carattere biologico e psicologico tra cui il mantenimento dell’autostima, la realizzazione di aspirazioni e aspettative, le relazioni sociali. La motivazione è influenzata da aspetti correlati alla personalità e ad influenze culturali ed esperienziali. Ad esempio aspetti personali quali l’autoefficacia (valutazione della probabilità di successo nello svolgere un determinato compito) ed il “locus of control” (modalità con cui un individuo ritiene che gli eventi della sua vita siano da lui determinati, oppure prodotti da cause esterne) influenzano impegno e motivazione.

Place and Train e Train and Place costituiscono due diverse strategie di intervento nei percorsi di riabilitazione al lavoro. I progetti centrati sul Place and Train implicano strategie di ricerca del lavoro sul libero mercato attraverso progetti di “supported employment”, “individual placement and support (IPS)”, dove il progetto di riabilitazione lavorativa è integrato con il trattamento terapeutico, dove rapida è la ricerca del lavoro basata sulle preferenze della persona e dove l’obiettivo è l’occupazione competitiva, con un supporto che si riduce gradualmente, ma che è disponibile a tempo indeterminato. I progetti basati sul Train and Place si attuano attraverso percorsi di inserimento lavorativo preceduti da osservazione e formazione in ambiente protetto, attuando training skills e lavorando sul superamento dei deficits.

“Relazione” di cura che comprende quel complesso di azioni, intenzioni, interazioni che nell’insieme contribuiscono a “scrivere” la storia di una persona con problematiche di salute in rapporto al sistema curante.

Il concetto fa riferimento ad un sistema di interventi, azioni, processi e politiche di salute mentale che hanno come obiettivo la riduzione di incidenza di uno o più disturbi mentali, attraverso la riduzione dei fattori di rischio (biologici, psicologici, stili di vita, eventi stressanti, fattori legati al contesto familiare, ambientale e sociale).
Alla prevenzione si correlano inoltre una serie di interventi precoci, finalizzati a rilevare e trattare situazioni definibili come “condizioni a rischio” per l’insorgenza di disturbi mentali (prevenendo ove possibile il manifestarsi del disturbo) e finalizzati ad effettuare una diagnosi precoce che permetta di trattare all’esordio specifici disturbi (migliorandone l’outcome).

Tecniche cognitivo comportamentali che hanno come obiettivo una migliore conoscenza del problema da trattare fornendo le informazioni sul disturbo e sul suo trattamento e suggerendo cambiamenti di vita miranti a gestire meglio lo stress ed evitare le ricadute (anche, ma non solamente, seguendo meglio il trattamento farmacologico). Nella psicoeducazione per i disturbi psicotici come la schizofrenia, l’intervento può essere allargato alla rete sociale della persona (familiari, amici). Nei disturbi psicotici viene usata la psicoeducazione come intervento complementare al trattamento farmacologico. Se propriamente usata, può diminuire notevolmente il rischio di ricadute. La psicoeducazione non ha confini netti con il Trattamento Cognitivo Comportamentale (di cui condivide la teoria e le tecniche) e con l’auto aiuto (vedi definizioni). Spesso il case manager (in genere non uno psicoterapeuta) è il responsabile di questo metodo.

Relazione a due tra paziente e terapeuta fondata su un’alleanza terapeutica finalizzata al raggiungimento di obiettivi di cambiamento auspicabili per il paziente e considerati come realistici nel contratto terapeutico. Può basarsi su differenti approcci teorici. E’ auspicabile che, oltre alle regole del setting (durata e cadenza delle sedute) vengano definiti anche i tempi al termine dei quali valutare gli esiti del percorso e stabilire la fine del trattamento o una nuova fase verso diversi obiettivi.

Dispositivo terapeutico in cui l’intervento del terapeuta (o dei terapeuti, spesso in copia) è rivolto all’intero nucleo familiare, finalizzato ad individuare e modificare quelle dinamiche relazionali che creano difficoltà emotive o sintomi in uno o più componenti. Può basarsi su differenti approcci teorici.

Dispositivo terapeutico in cui l’intervento del terapeuta è rivolto alla coppia e finalizzato ad individuare e modificare le dinamiche relazionali che possono creare tensioni emotive, incomprensioni o conflitto tra i componenti la coppia. Può basarsi su differenti approcci teorici.

Dispositivo terapeutico che si realizza attraverso interventi del terapeuta sul singolo all’interno di un contesto gruppale. Partendo dalle interazioni conflittuali dei singoli fra loro e di ognuno con lui, cerca di risalire alle vicissitudini originarie individuali, biografiche, individuando le connessioni con la fenomenologia psicopatologica attuale. Può basarsi su differenti approcci teorici.

Dispositivo terapeutico che si realizza attraverso interventi sulle dinamiche che si realizzano nel gruppo, considerato “come se” si trattasse di un individuo. Gli interventi sono rivolti al gruppo nel suo insieme, nella convinzione che il singolo sia portavoce della dinamica gruppale. Può basarsi su differenti approcci teorici.

Dispositivo terapeutico che si realizza considerando il gruppo stesso come agente principale del processo terapeutico. Compito del terapeuta è dirigere il processo terapeutico che si realizza attraverso il gruppo verso l’autorealizzazione, attraverso interventi mirati in fasi particolari della vista del gruppo. Gli interventi possono essere sia sull’individuo che sul gruppo.

Il concetto di recovery (recupero, guarigione) implica una prospettiva nuova di approccio alle persone con problemi di salute mentale. E’ il termine utilizzato dalle associazioni degli utenti dei Servizi di salute mentale, per indicare la possibilità di riprendere il controllo della propria vita, nonostante la presenza di un problema di salute mentale e nonostante la necessità di cure. Costituisce quindi un’acquisizione di consapevolezza ed un’assunzione di responsabilità sulla propria vita e sulla possibilità di essere felici e realizzati a livello individuale e sociale. Il concetto di recovery, implica una dimensione trasformativa dei Servizi, per cui la persona con problemi di salute mentale, diventa protagonista attiva di scelte e percorsi di vita.

Resilienza è la capacità di fronteggiare positivamente gli eventi traumatici e stressanti, mantenendo, anche nelle situazioni avverse, una positiva apertura alle occasioni di crescita e cambiamento. E’ un valore processuale che deriva da caratteristiche biologiche, da un adeguato sviluppo cognitivo-affettivo e che si modifica in relazione ai vissuti, all’esperienza e al contesto; in particolare la presenza di un adeguato supporto sociale può favorire la resilienza in situazioni stressanti.

Tutti gli interventi personalizzati e definiti in termini di attori coinvolti, risorse, tempi, obiettivi e verifiche, che utilizzando le risorse del Dipartimento di Salute Mentale, dell’utente, del suo nucleo familiare, del contesto comunitario di riferimento, hanno finalità di capacitazione dell’individuo, cura e prevenzione della disabilità. La disabilità è intesa, nell’ottica ICF, come interazione negativa tra individuo (con una condizione di salute) e fattori contestuali dell’individuo (fattori personali e ambientali). Gli interventi riabilitativi devono quindi coinvolgere tutte le risorse del Dipartimento di Salute Mentale, dell’utente e della comunità e devono potersi attuare a livello dell’interazione individuo-ambiente, nel rispetto delle motivazioni, dei desideri, dei valori e della cultura di riferimento personale e contestuale. In un’ottica bio-psico-sociale il trattamento dei questo livello di interazione tra persona e ambiente ha valore di potenziamento della salute mentale non solo dell’individuo, ma anche del contesto comunitario.

Trattamento psicologico di provata efficacia clinica su molti disturbi mentali (ad es. disturbi di ansia o depressione) o specifici problemi (ad esempio gestione del dolore cronico). Esistono TCC concepiti per trattare specifici disturbi (ad es. TCC per il Disturbo di Panico e Agorafobia) che possono svolgersi in incontri individuali o di gruppo. Il trattamento è a termine e prevede un numero limitato di incontri. Non ha come obiettivo di capire le origini del disagio, ma di interrompere i cicli viziosi che lo mantengono. Nel trattamento la persona ha un ruolo attivo di collaborazione con il terapeuta, sia nell’individuare i problemi da affrontare, sia nel cambiare gli stili di vita e di pensiero che mantengono il disagio. Strumenti indispensabili sono l’automonitoraggio, anche attraverso l’uso di scale, e la sistematica applicazione di quanto imparato durante gli incontri terapeutici nella realtà di vita.
I principi di TCC sono alla base dei manuali (o programmi computerizzati) di auto aiuto (vedi voce), nonchè degli interventi di psicoeducazione (vedi voce).

L’insieme di esperienze che riescono ad organizzare strategie di ricerca e azione articolando programmi di cura ad orientamento comunitario, esplorando nuove vie nei modelli di articolazione dei servizi di salute mentale ed enfatizzando il ruolo decisivo della prevenzione e della promozione della salute e del concetto di rete e di integrazione.

Settore della medicina che si pone l’obiettivo di migliorare la condizione di salute della popolazione generale. Una delle azioni fondamentali in salute pubblica è che le risorse disponibili siano investite secondo priorità che riguardino il maggior numero possibile di persone o i problemi più gravi.

Un insieme di sintomi che si presentano frequentemente uniti. La mancanza di nozioni chiare su causa, decorso, esito e cura non permette di chiamare la sindrome “malattia”.

Evento al quale una determinata cultura attribuisce un significato all’interno di un modello esplicativo che ha a che fare con salute e malattia. Un insieme di sintomi che si presentano in associazione tra loro costituisce una sindrome.

L’insieme di pratiche terapeutiche e curative che ogni cultura organizza intorno all’insieme di interpretazioni e di credenze su ciò che è considerato “malattia”.

Secondo Vladimir Hudolin viene vista come un insieme delle caratteristiche comportamentali umane trasmesse attraverso la filogenesi e l’ontogenesi (cioè durante lo sviluppo della specie e dell’individuo); in altre parole, può essere vista come la cultura umana esistente, e non esclusivamente in senso religioso.

La rete, più o meno allargata, che sostiene la persona nei momenti di difficoltà fornendogli supporto sia materiale sia affettivo.

Il tutor è un operatore di collegamento (detto anche operatore della mediazione) tra persona con disabilità (e in particolare con problemi di salute mentale), famiglia, rete sociale, servizi sanitari e sociali e mondo del lavoro. Svolge funzione di coordinatore del progetto e facilita la comunicazione tra i vari soggetti interessati nel percorso di inserimento al lavoro. Attraverso tale azione di collegamento e mediazione promuove e sostiene il percorso di integrazione lavorativa della persona.

Sviluppo di una linea di orizzonte in cui si possono comporre infiniti sguardi. Condizione di possibilità e di senso.

Vulnerabilità è la predisposizione (diatesi) per una particolare sindrome o malattia. E’ determinata da fattori biologici (genetici) che si sommano a fattori psicologici e fa riferimento al modello diatesi-stress, per cui la malattia si produce per un’interazione tra vulnerabilità biologica, ambiente ed eventi stressanti. Negli ultimi anni la ricerca neurobiologica sottolinea come fattori genetici e ambientali interferiscano precocemente sullo sviluppo del Sistema Nervoso Centrale determinando condizioni di vulnerabilità o resilienza per eventuali successivi eventi stressanti e pertanto, favorendo o al contrario proteggendo, relativamente all’insorgenza di specifici disturbi mentali. L’eziopatogenesi dei disturbi psichiatrici risulta quindi correlata a fattori genetici, evolutivi e ambientali, dove centrale è l’interazione individuo-ambiente, in termini di potenzialità trasformative sia biologiche che psicologiche.